NONNA RACCONTAMI UNA FAVOLA

NONNA RACCONTAMI UNA FAVOLA
C'ERA UNA VOLTA

mercoledì 25 febbraio 2015

LA MAGIA DEL CIRCO

        La magia del circo

Ero una bambina, vivevo da poco tempo, con la mia famiglia, in una città assai lontana dal luogo in cui ero nata e vissuta sino allora.
Le novità e i cambiamenti repentini non mi spaventavano, forse m’incuriosivano, e fu probabilmente per questo motivo che, quando arrivò in classe una nuova ragazza, fui l’unica a stringere una forte amicizia con lei. Inizialmente non riuscivo a capire perché non avesse nulla, neppure l’indispensabile per scrivere, carta e penna, io che ero abituata ad avere sempre anche il superfluo, non potei fare a meno di notarlo.
Tutte noi ragazze facemmo a gara per procurarle tutto ciò di cui aveva bisogno,
un po’ perché ci faceva tenerezza, un po’ per attirare la sua attenzione.
 Nessuno di noi sapeva da dove veniva, né dove abitava. Non parlava mai di se, era molto
riservata, sempre sorridente, gli occhi di un azzurro intenso, espressivi, i suoi lucenti e
 lunghi capelli neri emanavano un delicatissimo profumo di viole.
Per alcuni giorni si assentò da scuola, forse era malata, mi fu chiesto di portarle i compiti da fare.
Sarebbe stato semplice se avessi saputo dove andare, come fare per trovarla.
 Dopo due giorni venne a casa mio padre con in mano i biglietti del Circo.
Appena fuori città si era stabilito un piccolo circo, io fui molto felice di poterci andare.
Quel pomeriggio feci una scoperta meravigliosa. Mentre ero là con la mia famiglia,
tra il pubblico, ad assistere allo spettacolo, vidi arrivare in pista, insieme ai bellissimi cavalli bianchi,
la mia compagna di scuola, era proprio lei. Indossava un costume con un corpino ricamato
con pietre lucenti, un paio di stivaletti, aveva un frustino in mano, iniziò a fare delle evoluzioni
sui cavalli al trotto che ne rimasi stupita, era una vera cavallerizza, bravissima.
Seppi, più tardi, che si era  assentata da scuola perché era impegnata con le prove per lo spettacolo.
 Mi sembrava più spigliata e disinvolta del solito, era nel suo ambiente, il suo mondo, diverso dal mio,
che grazie a lei ebbi la fortuna di conoscere e di frequentare. Una cosa è andare al Circo,
una cosa è viverci, farne parte. Quel luogo era diventato la meta delle mie passeggiate,
 ci andavo ogni volta che potevo.
 Lì imparai a non avere paura degli animali, infatti la prima volta che mi recai a trovare Elisa la ritrovai nelle stalle dei cavalli, era lei che se ne occupava e
da quel giorno iniziai ad aiutarla, era piacevole, probabilmente perché non ero costretta
a doverlo fare ogni giorno, come invece faceva lei.
 Con noi c’era sempre Macario, un ragazzino della nostra età, era il più giovane dei pagliacci, mi raccontò di essere
 il figlio della trapezista Pamela e del domatore di leoni Patroclo, mi disse che loro erano i
 suoi genitori adottivi perché in realtà lui era nato dalla grancassa della batteria della banda del circo.
 Logicamente io feci finta di crederlo e fu per questo che conquistai la sua stima e la sua amicizia.
In poco tempo tutti mi conoscevano, mi salutavano, mi chiamavano per farmi partecipare
 alle prove degli spettacoli, facevano di tutto per coinvolgermi nella loro routine.
 Questo probabilmente perché mostravo interesse e curiosità per ogni cosa.
 Un giorno, mentre passavo davanti alla roulotte del direttore del Circo, sentii la voce di Macario
 che si scusava con lui per aver lasciato aperte le voliere in cui erano chiuse le colombe bianche.
Il direttore alzò il tono della voce e disse a Macario che se non avesse ritrovato tutte
 le colombe lo avrebbe cacciato dal Circo. Pensai di dover aiutare il mio amico, lo aspettai e
quando uscì andammo insieme alla ricerca di Elisa. Escogitammo un piano per far tornare le colombe nella gabbia.
 Ero sicura che l’unica che poteva riuscire in questa impresa era la mia amica, troppe
volte l’avevo osservata mentre si prendeva cura degli animali, con loro lei parlava,
sembrava che capisse il loro linguaggio. Il suo amore per gli animali le permetteva
 di comunicare con loro, persino con gli animali feroci. Le tigri le facevano le fusa come
dei grossi gatti, si ruzzolava con loro nella paglia, e quando dovevano entrare in pista
 per lo spettacolo era lei che le guidava attraverso il tunnel di gabbie. 
Io le dissi che l’unica persona che poteva far tornare le colombe nella voliera era lei.
 Mi guardò meravigliata e mi chiese come avrebbe potuto fare.
Presi del mangime e portai Elisa appena fuori l’accampamento, misi alcuni semi
sul palmo delle sue mani, le feci allargare le braccia e, mentre mi allontanavo,
le dissi di attirare le colombe che svolazzavano di qua e di la nel cielo, da un traliccio
all’altro del tendone. Lei rideva e mi diceva che non avrebbe funzionato, invece andò proprio come avevo previsto. Le colombe bianche le si fermavano sulle braccia e sulla testa e si facevano prendere. Intanto tutti i componenti del circo osservavano ciò che stava
accadendo e ad ogni colomba afferrata corrispondeva un applauso.
 Quello fu lo spettacolo più bello al quale tutti noi assistemmo.
 Il problema era risolto, ma la cosa più importante fu che quel giorno ci fu l’idea per
 un nuovo numero, quello delle colombe bianche. Elisa iniziò a lavorare con loro,
 le ammaestrò, in poco tempo preparò un piccolo spettacolo da fare con le colombe.
Fu un successo, da quel giorno Elisa presentava il suo numero con le colombe bianche
 in ogni città in cui si fermava il circo. Divenne un numero famoso.
La mia amicizia con Elisa era destinata a durare poco poiché tutti
sanno che il circo è in continuo movimento, non si ferma mai più di una settimana
 nello stesso posto.
 Io ed Elisa fummo fortunate perché in quella città in cui io vivevo il suo Circo
 si fermò per più di un mese. Alla sua partenza non ci salutammo neppure, io piansi,
 forse lei no perché era abituata a viaggiare, a conoscere gente nuova, a fare nuove amicizie.
 Mi rimase un gran vuoto dentro, ma con il passare del tempo capii che quella esperienza
 mi aveva arricchita, mi aveva dato la possibilità di conoscere il fantastico mondo del Circo.
 La cosa che mi aveva colpito di più era la passione con cui si affrontavano le cose di ogni giorno, i sacrifici per ore e ore di prove faticose e spesso pericolose che si dovevano affrontare e tutto questo per riuscire a divertire il pubblico, per guadagnarsi di cui vivere.
 Mi aveva colpito anche l’organizzazione all’interno dell’accampamento,
 tutti sapevano fare ogni cosa, e ognuno aveva la sua specializzazione.
Questo fu per me uno stimolo e un insegnamento di vita. Iniziai ad affrontare le difficoltà
 con uno spirito diverso, molto mi aiutò il fatto di poter contare in una unione famigliare
 e in una collaborazione in molto simile a quella a cui avevo avuto modo di assistere
 in quella grande famiglia circense. Molti anni più tardi, sempre affascinata dal Circo,
 ai cui spettacoli assistevo ogni volta che ne capitava l’occasione, vidi un manifesto che
faceva la pubblicità ad un Circo, in caratteri cubitali era scritto:
“Assisterete allo spettacolo delle colombe bianche”.
 Pensai che fosse uno spettacolo al quale avrei potuto accompagnare la mia bambina.
 Lei fu molto entusiasta di vedere lo spettacolo del circo, era la sua prima volta.
Il circo era molto grande, veramente spettacolare, giochi di luci e musica
accompagnavano l’ esibizioni degli artisti, che si succedevano sulla grande pista centrale.
 All’improvviso un volo di colombe bianche provenienti dal punto più alto del tendone,
si diressero verso le nostre teste, mentre illuminata da un fascio di luce,
con un costume azzurro, scintillante di lustrini, scendeva attaccata
ad un trampolino una bellissima donna. La voce del presentatore disse:
 “ ed ecco a voi Elisa, la nostra ammaestratrice di colombe”,
accompagnata dall’applauso del pubblico la giovane si esibì nel suo spettacolo.
 Era proprio lei, non ci potevo credere, dopo tanti anni avevo potuto rivedere Elisa,
 quella ragazzina che avevo conosciuto tanti anni prima.
 Ero li in prima fila e finito lo spettacolo entrai in pista e la chiamai,
 lei si voltò verso di me, pensai che non si ricordasse di me, invece mi riconobbe subito,
 mi chiese il motivo per cui non ero andata a salutarla quando partì.
Erano passati tanti anni e lei ancora si ricordava di quel distacco.
 Mi invitò in seguito a portare mia figlia a visitare il circo, andai a trovarla diverse volte,
ci frequentammo per un po’.Le chiesi di Macario, seppi che era il domatore di leoni
 che avevo visto esibirsi al circo, non l’avevo  riconosciuto.
 Ebbi modo di rincontrarlo e di salutarlo, era il solito ragazzo allegro ed entusiasta
 che non si fermava di fronte alle difficoltà. Ci salutammo come dei vecchi amici,
 con la promessa di rincontrarci presto,


ma di quel “magico mondo del circo” mi è rimasto soltanto il ricordo.